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IL TEMOLO PADANO

Il temolo appartiene all'ordine del Salmoniformi , che include due famiglie ( Esocidi e Salmonidi ) comprendenti specie viventi in Italia. In particolare i Salmonidi sono attualmente presenti nel nostro Paese con tre sottofamiglie ( Gandolfi et al. ,1991): Salmonini, Timallini e Coregonini.
La collocazione tassonomica di questa specie può essere schematizzata nel modo seguente:

Superclasse: Pesci

Classe: Osteiti

Sottoclasse: Attinopterigi

Gruppo: Teleostei

Ordine: Salmoniformi

Famiglia: Salmonidi

Sottofamiglia: Timallini

Genere: Thymallus

Specie: Thymallus thymallus (Linnaeus 1758) Oltre al temolo europeo , il genere Thymallus è rappresentato dalle seguenti specie:

Thymallus articus (Pallas 1776 ) diffuso in Alaska e nel nord ovest del Canada e alcuni Stati settentrionali degli USA , ha 4 sottospecie T. articus articus, T. articus grubii,T.articus baicalensis e T. articus pallasi.

Thymallus brevirostris (Kessler 1879) diffuso nella zona nord occidentale della Mongolia.

Thymallus jaluensis (Mori 1927) diffuso in Siberia e in Corea e nei bacini montani del Missisipi negli Usa .

Thymallus nigrescens ( Dorogostaisky , 1923) diffuso nel Lago Kogosol ( Asia centrale ) e nei suoi tributari.

Area di distribuzione del temolo

L'areale di distribuzione del temolo (Thymallus thymallus) comprende l'Europa centro settentrionale in un'area che si estende: a Nord in Gran Bretagna fino alla scozia ( dove è stato introdotto con estremo successo in passato), in alcune zone della Svezia e della Norvegia e nel settentrione della Finlandia, dove la sua distribuzione è stata ampliata nella zona centrale e meridionale tramite immissioni; a Ovest fino ai Pirenei prima della sua introduzione all'interno della penisola iberica, nel bacino del fiume Tajo; a Sud originariamente fino agli affluenti di sponda sinistra del fiume Po, ed ora invece ad alcuni bacini del centro Italia per effetto di alcune immissioni in alcuni corsi dell'Emilia, del Lazio e dell'Umbria; a Est in buona parte della regione balcanica, a Nord del Mar nero e del Mar Caspio, fino ai monti Urali (Jancovic, 1964; Northcote, 1995).
Per anni il temolo è risultato piuttosto abbondante nei fiumi e corsi d'acqua affluenti di sinistra del Po. Il Po stesso ne ha avuto una grossa e folta popolazione mantenutasi anche ai nostri giorni a monte della città di Torino. In Piemonte lo Stura di Demonte, Stura di Lanzo, Dora Baltea, Po, Sesia, Orco, Toce, Tanaro, Varaita, Maira, Pellice etc; in Lombardia Ticino, Adda, Serio, Olio, Brembo, Chiese; in Trentino Alto Adige Adige, Brenta, Piave, Astico, Sarca, Isarco, Livenza, Avisio, Cismon, Noce, etc.; nel Veneto, Adige, Brenta, Piave, Sile, Mis, Cordevole, etc.; nel Friuli Venezia Giulia, Meduna, Tagliamento, Fella, Resia, Ledra, Tagliamento, Isonzo, Taglio, Varmo , Stella etc. Fino agli anni in cui ebbe inizio l'industrializzazione del Paese, alla fine degli anni 50 inizio anni 60, il temolo è stata una specie abbondante e ricercata da pescatori locali per la bontà delle sue carni. Intere generazioni di valligiani italiani hanno pescato e gestito la risorsa temolo con estrema oculatezza ed intelligenza rappresentando questa una ottima fonte alimentare in molti periodi dell'anno.
Da citare le profonde culture piscatorie venutesi a creare già nella metà del 1700 ad esempio in Val Sesia dove gli abitanti del luogo inventarono una tipologia di pesca ( la valsesiana ) dedicata proprio alla ricerca sistematica, redditizia ma anche molto raffinata per la pesca del timallide nelle fredde acque del Sesia e di alcuni suoi tributari più importanti ( Mastallone e Sermenza).
Questa è la più profonda, antica e conosciuta tecnica di pesca a mosca del temolo in Italia ( ben divulgata anche in molti altri paesi del mondo). Da non dimenticare però la moschera valtellinese, le mosche ossolane, la ballerina pavese, tutte tecniche nate principalmente per adescare il timallide ( oltre che la trota naturalmente).


La storia recente

Dalla metà degli anni 60 all'inizio degli anni 70 le popolazioni di temolo sono andate gradualmente scomparendo, un poco ovunque.
Costruzione di bacini artificiali che hanno impoverito pesantemente le portate idriche e scoperto periodicamente le aree di frega, le molteplici fonti inquinanti di quegli anni legati all'industria e al rapido inurbamento delle popolazioni hanno portato alla lenta ( purtroppo non sempre ) scomparsa del timallide dalle nostre acque. Fiumi come in Ticino che contavano popolazioni elevatissime, Adda dal Lago di Como a valle, Adige, Piave, Brenta, per citare i fiumi più grandi , ma anche Serio, Brembo, e tantissimo altri importanti corsi d'acqua hanno visto letteralmente SCOMPARIRE le loro popolazioni di timallidi. Timallidi autoctoni . Queste sono cose conosciute e più volte ribadite in mille articoli e pubblicazioni a partire dalla fine degli anni 60.
Il temolo è un animale particolarmente sensibile ai fenomeni inquinanti e antropizzanti e ha quindi pagato uno dei prezzi più alti alla società del benessere o di massa che dir si voglia. Non a caso il timallide rimase abbastanza abbondante in corsi d'acqua dove la naturalità degli stessi restò intatta ( Sesia, Resia, e pochi altri ), così come restò quasi intatta in Regioni come il Friuli dove l'industrializzazione fu un fenomeno più lento e ben gestito.
All'inizio degli anni 80 molte Associazioni di pescatori e Gestori delle pubbliche acque iniziarono delle pratiche di reimmissione di temoletti provenienti dal bacino danubiano ( Austria e Slovenia nel dettaglio). Le condizioni delle acque, la loro qualità grazie ai depuratori e alle opere di riduzione degli agenti inquinanti portavano, all'inizio di quegli anni, alla possibilità concreta di effettuare tali lavori di "recupero" della presenza di temoli, fortemente volute dai pescatori del Nord Italia. La qualità delle acque, in molti bacini, erano veramente migliorate.
Le immissioni ebbero particolare successo, un poco ovunque. In pochi anni bacini come l'Adige, Brenta, Piave etc ritrovarono le "loro popolazioni " di temoli, DANUBIANI, mentre residue popolazioni di timallidi autoctoni residuavano in alcuni corsi d'acqua friulani e in molti piemontesi.


Cugini d'Oltralpe


UNA CULTURA LUNGA DECENNI
Da molti decenni Austriaci e Sloveni allevano il temolo. Enti Pubblici e privati hanno sviluppato metodologie e tecniche estremamente raffinate e consolidate.
Inizialmente la "produzione" era rivolta principalmente a scopo di ripopolamento dei loro corsi d'acqua (sempre gestiti all'insegna del rigore e della metodica scientifica), solo in seguito, con la domanda crescente, parte considerevole della produzione annuale viene dedicata alla vendita per scopi di ripopolamento in paesi non di origine come Francia, Italia, Germania e altri paesi dell'est europeo.



famoso allevamento di temoli in Slovenia 2000 temoli di 28 cm attendono di essere immessi in fiumi della Bosnia (sotto vasca con avanotti di temolo)



Possiamo dire con forza..........meno male, grazie a chi ha trovato, in anni di duro lavoro ed esperimenti il modo di riprodurre e allevare i temoli. Moltissimi corsi d'acqua italiani nel corso degli anni '60 e '70 hanno visto perdere, spesso molto rapidamente, le popolazioni di temolo ivi residenti da migliaia di anni e senza che nessuno potesse fare assolutamente nulla. La ragione della assoluta inattività fu:
" IL TEMOLO NON SI PUO' ALLEVARE, NON E' ALLEVABILE..".
Allora questo era in parte vero anche se vi furono tentativi coraggiosi di recupero della specie, ad esempio in Valtellina da parte dell'allora famoso Dr. Bianchi che in Val Fontana riuscì più volte a riprodurre il temolo in "cattività". Tentativi lodevoli ma locali e troppo poco supportati da chi poteva allora farlo.
Questo senza alcun spirito polemico, i tempi di certi interventi maturano con il progredire culturale della società tutta. Morale: immensi bacini persero le loro popolazioni di temoli. Ticino, Adige, Adda, Brenta, solo per citarne alcuni veramente grossi, ma senza dimenticarsi di Olio, Brembo, Chiese etc.
Il temolo sviluppa una profonda attrazione sui pescatori, soprattutto su quelli che utilizzano la tecnica della coda di topo, ma non solo. Culturalmente molte valli italiane hanno radicata la cultura della pesca dilettantistica.
Era inevitabile che dopo la sua scomparsa, in alcuni casi totale, le spinte a rivedere temoli fossero forti e pressanti, anche se non dovunque naturalmente. Ecco allora i contatti con i produttori, gli importatori (nessuno in Italia produce temoli, sono tutti importati), le richieste per le reimmissioni, le immissioni.


Il successo del cugino danubiano

Non ne sono chiare le ragioni ma il temolo che definiamo "rosso o danubiano" ha una capacità di adattamento notevole, nulla di paragonabile alla adattabilità ambientale del suo parente che definiamo "blu o padano".
Quasi ovunque le reimmissioni ebbero successo, un successo che spesso ebbe dello strepitoso. Fiumi come l'Adige e l'Adda conobbero vere e proprie esplosioni di popolazioni, che per anni furono autosostenute da freghe consistenti.
Questo fu il risultato maggiormente rilevante, popolazioni perfettamente integrate al punto che spesso non si fecero altre introduzioni perchè la specie aveva ritrovato condizioni "ideali" per sviluppare le sue popolazioni.
Cosa era in parte cambiato ??
Molti grandi fiumi, nel corso di almeno trentanni erano stati dotati di depuratori (Adda, Adige, etc.) e le condizioni dell'acqua erano notevolmente migliorate rispetto ad un recente passato.
Molte attività altamente inquinanti erano state bloccate ma soprattutto avevano semplicemente......terminato l'attività per ragioni competitive. In alcuni rari casi i livelli delle acque, quasi tutte (se non tutte) regimentate da un notevole numero di dighe e sbarramenti erano divenute maggiormente "costanti" o comunque si erano concordati con i vari Enti Gestori rilasci minimi più importanti nei volumi che in passato. Era cambiato qualcosa, non poco anche se comunque tanto restava (e resta) da fare in materia.
Ma molto sembra doversi anche al nostro amico "danubiano". Non sono stati fatti studi all'uopo ma sembra proprio che il ceppo di temolo sloveno abbia una miglior "tenuta" a molte condizioni avverse, quelle che di norma avevano un notevole impatto negativo sul nostro temolo autoctono.
Morale negli ultimi 15 anni il temolo danubiano ha sostituito le popolazioni autoctone di temolo divenendo per molti pescatori il temolo.
Si possono recriminare moltissime cose ma adesso li abbiamo, sono i benvenuti e teniamoli stretti, gestiamoli e facciamoli sviluppare nei bacini di pertinenza.
Purtroppo altri problemi si sono aggiunti recentemente. Il più grosso dei quali è senza dubbio la anomala presenza dei cormorani in habitat non di pertinenza.


Il Cormorano

Un cormorano si sta ingollando un grosso luccioperca.


Bell'uccello ittiofago (600 grammi pro die di pesce ingollato!!), dotato di una etologia particolare e di una intelligenza spiccatissima, con un problema che attualmente lo perseguita, vive in ambienti che storicamente non lo hanno mai ospitato.
Danni da gestione umana, senza dubbio, danni da leggi vecchie e non corrette (ma non correggibili per convenzione e spesso "grettezza" intellettuale). Il cormorano non è un animale prettamente italico. Almeno nel numero e nella quantità delle popolazioni che attualmente lo vedono padrone di interi areali (nel solo parco del Ticino se ne contano alcune migliaia di esemplari).
Le colonie sono stabili e non hanno praticamente alcun nemico naturale se non....l'uomo, che però nulla fa per limitarne il numero, in nome di un ambientalismo che non ha, spesso, alcun fondamento scientifico. A memoria d'uomo non si ricorda che un numero così crescente ed abbondante di cormorani popolasse le aree fluviali interne. Nessun documento storico ne cita nemmeno le presenze in Ticino, per fare un esempio.
Il problema non è solo italiano ma europeo visto che enormi popolazioni sono presenti in Francia, Germania, Austria e Slovenia.
L'impatto sul temolo è enorme. Il temolo infatti è un animale "di piena corrente", non ha rifugi e non ne sa trovare, è una delle specie maggiormente esposta alle furibonde scorrerie dei cormorani.
Esempio ne sono la Valtellina dove in due inverni le popolazioni di temolo si sono rarefatte di circa il 90% (su una presenza di cormorani di 240 unità), il Piave, che anni fa ha visto praticamente scomparire la intera e abbondante popolazione di temoli costruita in molti anni di gestione delle acque da parte delle locali associazioni di pescatori, il Toce che ha visto ridursi e in alcune aree scomparire per sempre il temolo ( qui, tra l'altro, le popolazioni principali erano ancora di temoli padani).



Ferite da cormorano, impossibile guarire!!



Il pasto dell'uccello, questa volta sottratto da un guardiapesca ad imperitura memoria.


Il nostro animale, bellissimo per altro fuori e dentro l'acqua, deve trovare una sorta di limitazione di accesso alle risorse salmonidi (ma non solo ovviamente).
I danni che questo animale ha arrecato alla fauna ittica del Ticino ad esempio sono ingentissimi e tutti documentati da diversi studi anche molto recenti. Non è infatti pensabile che si tuteli fermamente e perennemente questa forma superiore di vita (definizione spesso addotta da ambientalisti di varia forgia) rischiando di perdere un patrimonio di animali pregiati come temoli, trote fario e marmorate.
L'uccello poi si stà spingendo sempre più in alto, nelle valli alpine, sempre con più audacia anche perchè più a valle.........le risorse le ha tutte esaurite (o quasi). Sembra una esagerazione di pescatori ma la realtà è che in molti luoghi non solo i temoli sono scomparsi ma........... è scomparso tutto!! barbi, cavedani, lasche, savette, tutto!!.



La bestiola in caccia...


Le istituzioni in genere non sembrano avere intenzione di voler affrontare il problema con la dovuta attenzione. Thymallus continuerà a tenere alta la "tensione" sull'argomento ritenendo che i temoli hanno gli stessi bisogni di tutela e riguardo che vengono riservati ad un uccello che, oggi, si trova in un habitat che non gli è più proprio e senza alcun predatore che possa ridurne il numero e l'espansione se non .........l'uomo!!.



  ASSOCIAZIONE THYMALLUS
  P.zza Tarantelli,6 - 20010 Pogliano  Milanese - Milano - Telefono e Fax 02/93548139

E-mail: thymallus@thymallus.it

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Aggiornamenti RM - 06/02/06